TRACCE D'ITALIA IN ERITREA

Nonostante l'Eritrea possegga circa 1.200 chilometri di coste e 354 isole e vanti spettacolari paesaggi montani e luoghi di grande interesse storico, i turisti sono ancora rari. Certo, la lunga guerra di liberazione contro l'Etiopia non ha favorito il nascere di strutture per l'accoglienza, ma oggi che tutto (o quasi) è tranquillo, vi invitiamo alla scoperta di questo angolo d'Africa, dove gli italiani sono accolti con affetto commovente.

Una sorpresa a ogni curva
In linea d'aria, dalla città portuale di Massaua (Mitsiwa) all’Asmara (la capitale dello Stato situata a 2.347 metri d'altitudine) ci sono 115 chilometri. Ma la strada è un susseguirsi vertiginoso di curve a gomito e ci vogliono almeno tre ore per percorrerla tutta. Vale la pena, però, di prendersi il tempo necessario per ammirare il panorama che cambia a mano a mano che si sale, con l'infuocata pianura costiera che lascia il posto a montagne ricoperte di boschi. Sono varie le soste "obbligate". La prima è a Dogali, dove il 26 gennaio 1887 le truppe italiane vennero sconfitte dagli abissini: qui c'è un ponte che reca l'iscrizione in piemontese "Ca custa lon ca cu-sta" ("Costi quel che costi"). Più avanti, una deviazione porta a Filfil, una zona di foresta tropicale che racchiude sorgenti termali ed è popolata da uccelli, scimmie e gazzelle; poco oltre, Ghinda è un centro agricolo famoso per avere il clima migliore del Paese. A 16 chilometri dalla capitale, su uno sperone roccioso c'è un ristorante dove bere una bibita godendosi la vista delle montagne ricoperte di fichi d'India: la pianta venne introdotta dagli italiani e i frutti, chiamati bele, sono considerati ormai una "delizia eritrea". Da qui si vedono anche i binari della ferrovia, costruita nel 1888 da bersaglieri e alpini. La linea ferroviaria tra Asmara e Massaua - con 30 gallerie e 65 tra ponti e viadotti - non è più in funzione per l'intero percorso, tuttavia il vecchio treno dell'Arnaldo è stato da poco rimesso in funzione ed effettua una breve gita per i turisti. Le due città erano collegate anche da una teleferica, ma quando l'Eritrea passò sotto gli inglesi questi la smontarono per riassemblarla in Pakistan. Per notizie storiche sul treno e sulla teleferica, andate su www.trainweb.org/italeritrea.

In giro per Keren
All'Asmara abbiamo dedicato un servizio a pag. 128, qui proponiamo alcune mete sull'altopiano. Di grande interesse è Keren, in una valle a 1.392 metri di altitudine e abitata prevalentemente da musulmani che ancora indossano la tipica tunica (Jalabia) e il turbante. Da vedere sono la Grande Moschea in stile ottomano e il bazar dove comprare elaborati gioielli in argento. Il lunedì, poi, nella cittadina si tiene un vivace mercato di dromedari. Merita anche passare un po' di tempo in uno dei bar dove si gusta il fìl, una pietanza a base di ceci, e dove il caffé viene preparato con una suggestiva cerimonia che comincia con la tostatura dei chicchi. Nei dintorni si trovano il cimitero italiano degli eroi nel luogo dove, il 27 marzo 1941, ci fu una furiosa battaglia tra truppe italiane e britanniche, e il Santuario di Maryam Dearit. Qui un'effigie della Vergine - che si dice miracolosa - è stata posta nel tronco di un baobab secolare. Da Keren, con un'ora di auto, si raggiunge Agordat, dove si trova un forte italiano dalla curiosa architettura moresca.

Le bellezze dell'altopiano
Keren è un'ottima base per alcune gite. Una conduce al monastero copto di Debre Sina, un insediamento troglodita del VI secolo, con una chiesa rupestre molto bella, dove vivono una sessantina tra monache e monaci. Cosa piuttosto rara, è consentito l'accesso ai visitatori di sesso femminile; prima della visita, tuttavia, bisogna farsi rilasciare il permesso negli uffici della Chiesa copta dell'Asmara, situati nei pressi dell'Intercontinental Hotel. Un altro percorso conduce nella parte meridionale dell'altopiano, a Dekemhare, una piccola città che era detta la "Milano d'Eritrea" dato che gli italiani ne avevano fatto un centro industriale. Da qui si prosegue lungo la Valle dei Sicomori, caratterizzata dagli enormi alberi di questa specie sotto le cui fronde si riuniscono gli uomini dei vicini villaggi per dirimere le controversie. Andando oltre, si raggiunge lo spettacolare canyon di Qohaito, sulle cui pareti si trovano incisioni rupestri. Qohaito è anche il principale sito archeologico del Paese, una città - scavata solo per il 10 per cento - che fu suddita di Axum, situata a poca distanza in territorio etiope. Per ora, si vedono i resti di un tempio, di una diga e di tombe ipogee.

(Jasmina Trifoni)



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